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In riferimento all'articolo apparso sul Carlino di Forlì il 5 agosto u.s. "La devolution ci umilia" del segretario della federazione provinciale dei Ds, vorrei, se mi è consentito esprimere il mio punto di vista.

Sono passati oltre centoquaranta anni dall'unificazione dell'Italia moderna e la questione del federalismo è, ancora una volta, al centro del dibattito politico italiano. Infatti, mai, come in questi ultimi anni, sulla stampa, sui massa media ma soprattutto nei dibattiti politici, abbiano sentito parlare e, il più delle volte, parlare a sproposito di federalismo. Da ciò ne ho ricavato l'impressione, anzi la certezza, che l'aspro dibattito italiano sulle riforme sia alimentato da un notevole tasso di dilettantismo cultural-politico che si accompagna, sovente, ad una manifesta inclinazione alla manipolazione politica e intellettuale.

Il federalismo è una cosa seria ed importante perché, la sua applicazione implica lo stravolgimento di un sistema istituzionale già radicato, una radicale ristrutturazione dell'apparato dello Stato e, necessariamente una profonda rivisitazione della Costituzione. Ma soprattutto l'orientamento verso un sistema federale deve avere delle motivazioni più nobili di quelle che fino ad ora hanno espresso i cosiddetti governatori regionali o coloro i quali (spinti da bramosia di potere) aspirano a diventare capi di staterelli.

Il termine "federalismo", non denota solo una forma di stato, una modalità di organizzazione e distribuzione del potere politico. Esso evoca, anche e soprattutto, un principio politico, una ideologia e una aspirazione secondo cui, la soluzione migliore per realizzare il buon governo delle società complesse, sta nella loro organizzazione secondo il principio federale. Inoltre un sistema politico organizzato in modo federale tutela la libertà degli individui e delle minoranze. Non a caso Daniel J. Elazar sostiene che , solo attraverso l'applicazione del federalismo, si possono raggiungere obiettivi politici non trascurabili come " l'istituzione di ordinamenti politici efficienti, la creazione di una comunità funzionante, la costituzione di una comunità politica equa e la realizzazione di un ordine morale giusto".

Per quanto riguarda la Devolution e il problema relativo alla Regione Romagna, il signor Giuliano Pedulli afferma, nel suo articolo, che le procedure previste per la formazione di nuove regioni sono l'umiliazione dei sistemi delle autonomie locali, poiché hanno una fortissima impronta statalista, e che con ciò si afferma un principio che alimenta i localismi, gli egoismi e i separatismi più sfrenati. Il segretario della federazione dei Ds dovrebbe sapere che lo statalismo è figlio di uno stato accentratore, arrogante e distante mille miglia dai cittadini, e che gli "egoismi" autonomisti, come lui li definisce, nascono dalla necessità e dalla voglia di partecipazione politica (di cui la sinistra ne fa una bandiera solo a parole), ovvero l'atto del prendere parte ad un determinato processo e quindi coinvolgimento di tipo decisionale nell'azione amministrativa, cosa che fino ad oggi è stata preclusa ai cittadini.

Gaetano Salvemini e don Luigi Sturzo sottolineavano come il decentramento politico e amministrativo potrebbe, addirittura, avere una influenza positiva sulla soluzione della questione meridionale. Infatti il decentramento politico avvicina il governo locale ai cittadini, permette l'individuazione dei problemi da affrontare, e rende più trasparente il processo decisionale. Responsabilizza l'elettorato che non può più aspettarsi che lo sviluppo economico discenda da interventi speciali e da favoritismi elargiti dallo stato centrale.

L'ideologia federalista specialmente quella di Cattaneo si fondava sulla necessità del riconoscimento delle differenze regionali di tradizioni, di storia, di cultura , di struttura economica, e sulla impraticabilità di estendere un modello di stato come quello sabaudo, valido per tutte le regioni italiane. E aveva ragione, se riflettiamo sui danni che questo stato accentratore ha prodotto.. Inoltre individuò nella soluzione federalista il rispetto della diversità e la salvaguardia della libertà. Egli pensava all'Italia come una federazione tra le regioni italiane, risultato non di un'annessione, bensì di un'unione libera e consensuale. Purtroppo i sostenitori del centralismo statuale hanno fatto in modo che l'Emilia annettesse la Romagna.

Infine vorrei ricordare al pacifista Pedulli che l'origine semantica della parola federalismo risale al latino "foedus" che come l'ebraico "brit" indica un patto fondato sulla reciproca fiducia e sul reciproco riconoscimento, un'alleanza fra eguali. E' significativo che "shalom" che significa pace, sia imparentata con "brit", in quanto l'autentica pace si trova soltanto nell'unione creata dal patto. Infatti, per porre fine alle guerre, Immanuel kant elaborò la sua teoria della pace perpetua, vale a dire della necessità che gli stati europei si confederassero e dessero vita a governi sopranazionali fino a pervenire al governo mondiale. Allora perché tanta paura per la Devolution e il riconoscimento ai romagnoli di autodeterminare la propria specificità.

LUIGI FRISTACHI
Lega Nord Romagna