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Troppo Stato, troppa Italia da subire

Troppo Stato, troppa Italia. Dopo tanti anni di lotte autonomiste e padaniste ci troviamo oggi ad affrontare ancora e sempre gli stessi avversari. Abbiamo fatto tanta strada, abbiamo lottato, lavorato ma davanti a noi abbiamo sempre troppo Stato e troppa Italia.
Lo Stato è dappertutto. Forse non fabbrica più in prima persona automobili o panettoni ma ne condiziona diffusione, prezzo e qualità. Forse le ferrovie non sono più "dello Stato" ma non funzionano proprio come prima, è lo Stato che le gestisce, che assume (e non licenzia), che fissa le tariffe e tiene sporchi i cessi. È sempre lo Stato che si occupa di pensioni, ospedali, scuole. Se ha ceduto qualcosa lo ha fatto solo a favore di carrozzoni pubblici (e monopolistici) o di altri enti pubblici, senza trasferire loro i soldi per gestirli. Se qualche baraccone non è più "statale" in senso lessicale, è comunque "pubblico". Poco importa al cittadino se il funzionario che lo assilla (dietro un vetro bisunto e spesso con l'unghia del mignolo a paletta) sia pagato dallo Stato, dalla Regione o da qualche altro marchingegno burocratico gestito da politicanti e da inamovibili maneghetta.
Il cittadino padano è sempre solo quello che paga (sempre più) e riceve (sempre meno). Invece di venire semplificata (come promesso), la nostra vita di sudditi è sempre più complessa e vessata da sadismi micraniosi: il controllo della caldaia, il codice fiscale, il CIN, la DIA, il CAB, il RED, il modulo F24, l'ABI, il bollino blu, il giubbotto arancione…
C'è dunque troppo Stato ci sono troppi funzionari, troppe leggi, troppi uffici, troppi balzelli, troppi parassiti, troppi codici, troppi onorevoli ed eccellenze, troppe auto blu, troppo di tutto ciò che è pubblico e mantenuto. Ma c'è anche troppa Italia, con i suoi modi pelasgici, con i suoi funzionari neghittosi e arroganti, con i suoi malavitosi, con le mazzette e le tangenti, con le mamme dei soldati e i mammasantissima, con televisioni piene di soap opere e poliziotti sanniti, con certi suoi giudici intoccabili e soubrettes. Ci sono troppe marcette patriottiche e bandiere difese dal Codice Rocco, ci sono troppi finti invalidi, cassintegrati a vita, statali dal posto fisso, lavoratori in nero, lavoratori socialmente utili, lavoratori finti. Troppi guitti e registi sapüta, attrici sbernardite, vulcani e smottamenti, politici mafiosi, mafiosi stallieri, faccendieri e agazioloieri.
Italia e Stato stanno benone assieme: è lo statalismo dei Mazzini e dei Liborio Romano che ha "inventato" l'Italia, è la struttura dello Stato unitario (con i suoi codici e i suoi sbirri) che ne ha permesso la sopravvivenza facendo da cane da guardia dell'amor di patria e impedendole di tornare alla sua natura di "espressione geografica", è l'Italia mediterranea (ancora più che Cuba o la Corea) che ha elaborato la forma più appiccicosa e inefficiente di statalismo, quella che non potrebbe sopravvivere senza l'italianità.
Non si combatte lo statalismo senza combattere l'italianità o - peggio - in nome dell'italianità come dicono di fare certe destre. Non si combatte l'italianità nazionalista in nome dello statalismo internazionalista come hanno fatto per decenni le sinistre che peraltro ora sono diventate più patriottiche dei fascisti. Statalismo (di Stato, di Regione, di qualsiasi altra forma oppressiva e illiberale che non sia frutto della volontà di aggregazione delle comunità e delle loro identità più profonde) e italianismo (patriottico, nazionalistico o fintofederalista) vivono in perfetta simbiosi parassitaria. Se vogliamo davvero combattere la nostra battaglia di libertà e di autonomia dobbiamo lottare contro entrambe le espressioni dello stesso spirito oppressivo. È l'essenza stessa dello statalismo, con la sua prepotente occupazione di tutti gli spazi individuali e comunitari, che va combattuta. Lo Stato va smagrito energicamente e ridotto a poche mansioni essenziali (funzioni di indirizzo e di coordinamento, politica estera, gradi alti di giustizia, difesa) e gli va assolutamente tolto il controllo delle risorse economiche.
Sgonfiando lo Stato e il suo apparato oppressivo si sgonfia anche l'Italia: l'idea stessa di Italia sopravvive grazie alle leggi fasciste, ai tanti corpi di polizia, a un sistema scolastico inetto e propagandistico, ad apparati repressivi e a ricatti economici basati sulla ridistribuzione arbitraria delle risorse rapinate ai cittadini che lavorano. Lo Stato cerca giustificazione ideale dal concetto di Italia che si è inventato per una sorta di legittimazione morale. Sgonfiando l'Italia, questo Stato resta solo un macchinario di rapina, una grossa associazione di parassiti che vivono alle spalle dei ceti produttivi. Sono due ingombranti vesciche che vanno sgonfiate contemporaneamente. Se ci si depura solo dello statalismo, l'Italia conserva le sue tossine e finirà inevitabilmente per ricostruire un marchingegno di sfruttamento che le permetta di sopravvivere. Se ci si libera solo dell'Italia, lo Stato si inventerà un altro Golem ammantato di finta sacralità per coprire le proprie inevitabili e fisiologiche malefatte. È una doppia pulizia necessaria per le libertà di tutti.

Gilberto Oneto
*Direttore Quaderni padani