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Samhain: il capodanno Celtico

SamhainÈ ormai cosa nota a tutti, che il 31 ottobre dell'attuale calendario gregoriano coincide con l'antico capodanno dei Celti. Che abbiamo nominato, volutamente, con l'appellativo più diffuso e utilizzato in Europa (Samain o Samhain) piuttosto che, come formalmente sarebbe stato forse più corretto, con quello nostro locale di Samonios.
Mai come oggi la nostra grande patria, l'Europa, si trova a uno snodo decisivo per il suo avvenire. mai come oggi abbisogna di unità e di forza, che l'identità soltanto può provvedere, moralmente, nella misura necessaria ai gravosi impegni da fronteggiare. La cultura celtica fu fondatrice, al suo tempo, di questa grande cultura (Kultur) che corre da Finisterre all'Ural, da Nordkapp al Po. Che ci rende orgogliosi di questa terra e della sua identità radicata nelle tradizioni, nel paesaggio, nelle idee: una identità europea che non è superiore, per importanza, alle tante identità specifiche che la compongono, ma è correlata a tutte queste, senza le quali peraltro non potrebbe esistere.
Questo nostro capodanno non è però una ricorrenza locale: nella parziale diversità degli appellativi, le sua celebrazione accomunò a suo tempo tutta l'Europa celtica, in una mirabile unità delle diversità che ha fatto della nostra grande patria, da sempre, la terra dell'autogoverno popolare e della libertà. È Samain, dunque, un nome e un simbolo che tutta l'Europa può riconoscere, riconoscendovi se stessa.
In questa ricorrenza di celebrazione e di riflessione riportiamo, qui di seguito, un bell'intervento del Rev. L. Banfi, uscito sul n. 16 della rivista "Terra Insubre" (novembre 2000).

FESTEGGIARE SAMAIN?
del Rev. L. Banfi
"Dolcetto o scherzetto?" chiedono i bambini di film e telefilm americani. E' Halloween, è la vigilia di Ognissanti. Ci si maschera da scheletri, vampiri, streghe e si va di casa in casa per avere caramelle, biscotti, dolciumi vari.

Questa festa, che negli USA assume connotazioni simili al Carnevale, sta contagiando anche il nostro paese. Non c'è oramai discoteca o locale pubblico che non organizzi una festa di Halloween. Così, per una ricorrenza rimossa, i Santi, ne arriva un'altra d'importazione.

Le feste continuano a esistere rivestendosi in maniera diversa, dissimulandosi per amore o per forza in quella che è la cultura egemone. La Samain celtica e pagana divenne l'Ognissanti dei Cristiani e oggi è l'Halloween del Consumismo. Era toccato prima ad altre, come il Solstizio Invernale che celebrava la sconfitta delle tenebre, che divenne Natale e ora, pur mantenendo lo stesso nome, ha assunto come simbolo il Babbo Natale inventato dalla Coca Cola.

Abbiamo detto che le feste sono rimaste, ma si sono trasformate conformandosi ai tempi. E' possibile che possano ancor oggi trasmetterci i loro significati simbolici, ovvero: il fenomeno di trasformazione è in qualche modo reversibile? Al di là del folklore, può una ricorrenza come Samain essere recuperata almeno in parte alle sue reali funzioni originarie? Per rispondere a queste domande è necessario capire cosa rappresentasse anticamente l'attuale Halloween.

"Abbiamo anche, e ciò ne attesta l'importanza, l'equivalente gallico del nome irlandese nel calendario di Coligny: Samonios. Samain è nel contempo, secondo un'etimologia esatta e simbolica, una riunione e la fine o il riepilogo dell'estate. Tuttavia, nonostante il rapporto analogico che intercorre tra Samain e il termine designante l'estate (sam), non v'è dubbio alcuno riguardo alla datazione al primo novembre. In irlandese moderno il mese di novembre si chiama ancora Samhain."

Così le Roux e Guyonvarc'h introducono l'argomento ne "I Druidi" e nel più completo "Les fetes celtiques".

Delle quattro principali feste celtiche, questa pare essere la più documentata: si ha un'idea di come si svolgessero i festeggiamenti, perlomeno in Irlanda, e di quali attività vi si tenessero. Di essa si parla in numerose leggende dell'Isola di Smeraldo ed è' considerata talmente importante che a quel periodo dell'anno vengono fatti risalire eventi importantissimi, tanto che "…sono ambientate a Samain le descrizioni fatte non solo da alcuni racconti isolati, ma proprio da tutti quanti i racconti:

- che implicano una riunione o un banchetto regale;

- che descrivono un conflitto con le potenze dell'altro mondo, l'intervento negli affari umani di potenze venute dall'altro mondo oppure, eventualmente, una temporanea irruzione degli umani nell'altro mondo;

- che mostrano, molto spesso in concomitanza di un banchetto, la morte di un re o di un eroe dovuta a ragioni praticamente invariabili:

- rottura o violazione di interdetti, cattiva condotta o guerra ingiusta.

In altre parole la festa di Samain è il punto cruciale del leggendario irlandese. E' un periodo concluso, inaugurato solennemente dai druidi, i quali a tal fine si servono del loro strumento più efficace, il fuoco: alla vigilia di Samain bisogna spegnere tutti i fuochi d'Irlanda, pena un'ammenda."(1)

E' una festa cui tutti hanno l'obbligo di partecipare, nessuno escluso. Durante i giorni di festa si tiene una fiera, cui partecipa il popolo, e banchetti regali per i nobili, in cui "…né lite né violenza sono tollerate perché i druidi sono presenti, preparano, ordinano, dirigono il festino secondo le norme tradizionali"(2).

Dunque, una festa 'druidica' - è un'occasione anche per discutere leggi e costumi - ma anche militare poiché, essendo posta alla fine dell'estate segna la conclusione o l'interruzione delle campagne belliche. Si fa una ricapitolazione degli avvenimenti, il punto della situazione, ci si riorganizza.

Samain è un momento dell'anno in cui si ha con maggiore facilità un interscambio fra il nostro e l'altro mondo. In questa festa, "il contatto tra umano e divino è possibile anzitutto in virtù di una sospensione o di un'interruzione del corso del tempo umano"(3). Essa annulla il divario tra il tempo di questo mondo e quello dell'altro mondo, perché, essendo posta a capo dell'anno celtico, non appartiene né all'anno trascorso né a quello a venire: "In questo intervallo paradossale fra due tempi (=fra due cosmi), diventa possibile la comunicazione fra vivi e morti, cioè fra le forme realizzate e il preformale, il larvale. In un certo senso si può dire che nelle tenebre e nel caos instaurati dalla liquidazione dell'anno vecchio, tutte le modalità coincidono e la coalescenza universale rende possibile senza sforzo, automaticamente, una coincidentia oppositorum su tutti i piani"(4). Ma non solo: "[…] le feste periodiche che chiudono un ciclo temporaneo e ne aprono uno nuovo, intraprendono una rigenerazione totale del tempo"(5).

Tutto ciò ci appare oggi così distante dalla moderna Halloween, qualcosa che appartiene a un altro tempo, così remoto.

Ma proprio in questo è la forza di Samain. La chiave è celata nella sua stessa essenza: la neutralizzazione del tempo umano!

Poiché se il rito, come afferma Eliade, è l'annullamento dello spazio e del tempo che permette di vivere qui e ora 'illo tempore'(6), possiamo considerare Samain un rito per eccellenza.

La sua riattualizzazione può quindi avvenire sulla riscoperta delle sue funzioni più importanti e cioè la ricapitolazione, il contatto col sovrannaturale, la morte e la rigenerazione.

Ricapitolazione interiore, un tentativo di 'fare silenzio' (Castaneda) dentro di noi per riuscire a cogliere i nostri sospesi più intimi e quindi più reali, che dovremo risolvere nel nuovo anno. Facilitare il contatto con l'altro mondo attraverso lo spegnimento dei fuochi, anche quelli interiori, quella luce che erroneamente attribuiamo alla Ragione di matrice illuministica e giacobina, perché "lo spegnimento dei fuochi equivale all'instaurazione delle 'tenebre', della 'notte cosmica', nella quale tutte le forme perdono i loro contorni e si confondono. Sul piano cosmologico le tenebre sono identiche al caos"(7). Per questo breve periodo dobbiamo perciò lasciare che esse abbiano il sopravvento, che facciano affiorare tutto ciò che di più nascosto abbiamo in noi, che spesso ci spaventa, perché possiamo conoscerlo e affrontarlo. Tutto ciò dovrà condurre alla morte interiore, perché si possa rinascere come uomini nuovi.

In questo consiste intimamente il simbolismo del Capodanno. La riaccensione dei fuochi dell'anno nuovo sarà a sua volta il simbolo della avvenuta rinascita, significando essa "la creazione, la restaurazione delle forme e dei limiti"(8).

Facciamo in modo, dunque, che Samain diventi il punto focale anche del nostro Anno; celebriamo insieme lo spegnimento dei fuochi e lasciamo che l'irrazionale, l'indefinito, l'Altro Mondo irrompano tra di noi, cosicché, all'inizio del nuovo anno, siamo anche noi, nuovi uomini, spirituali, pronti a riprendere la nostra guerra contro i nostri nemici che si chiamano materialismo, globalismo, omologazione.

Perché "Samain è anche il momento in cui lo stato maggiore dei Tuatha de Danann si riunisce al completo per preparare la lotta decisiva contro i Fomoire"(9).
Dolcetto o scherzetto?

NOTE

(1) Le Roux- Guyonvarc'h, I Druidi, ECIG

(2) Ibid.

(3) Ibid.

(4) M.Eliade, Trattato di storia delle religioni, Universale Boringhieri

(5) Ibid.

(6) il momento che una festa tenta di fissare, riferito a un'età dell'oro situata in un tempo mitico.

(7) M.Eliade, testo citato

(8) ibid.

(9) Le Roux- Guyonvarc'h, testo citato. I Fomoire rappresentano la degenerescenza materiale ed elementale