Anche i patrioti di allora volevano il Federalismo
Con l'eccezione di qualche isolato forsennato, tutti i padri della patria volevano costituire una federazione basata sulle più ampie autonomie e non su una ideologia italiana.
Nei vari progetti di costruzione istituzionale era quasi sempre presente l'idea di creare uno stato padano o un regno dell'Alta Italia. Giacomo Durando parlava di Eridania, Massimo D'Azeglio voleva "uno stato solo sul Po", Gino Capponi sosteneva che occorreva aggiungere al Piemonte la valle del Po, cioè tutta la parte dell'Italia che "per geografia, per somiglianza delle razze" e per molti altri motivi era la sola in grado di unirsi bene. Dello stesso avviso era Cavour che aveva scritto, in francese, al marchese di Villamarina: "La razza cisappenninica non ha nessuna analogia con la razza etrusca. Non si saprebbe come fonderle insieme. Ciò che farebbero i trattati in questo senso sarebbe presto distrutto dalla forza delle cose." Ugualmente si esprimevano Luigi Torelli, Vincenzo Savagnoli. Tutti i più lucidi pensatori risorgimentali miravano comunque alla creazione di uno stato federale. Per il decentramento erano: Vicenzo Gioberti, Cesare Balbo, Antonio Rosmini, Giuseppe Ferrari, Marco Minghetti, Luigi Carlo Farini e tanti altri, fra cui, ovviemente Carlo Cattaneo.
E infatti il trattato di Plombières stipulato nel 1858 prevedeva la formazione di un regno dell'Alta Italia coincidente con la Padania.
Solo irresponsabili come Mazzini e Garibaldi si trovavano in disaccordo con le teorie federaliste.
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