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Immigrati e droga, nel Nord Est il record di spacciatoriA Padova è straniero il 64,7% degli arrestati per stupefacenti ROMA — A differenza delle banlieues francesi, dove i figli disoccupati degli immigrati regolari possono anche scatenare la guerriglia urbana, le periferie del Nord Italia per ora sono attanagliate da un'altra emergenza: i cosiddetti «clandestini indesiderati» di prima generazione. Quelli che, per intenderci, non guadagnano 700 euro al mese in nero, facendo la badante o il muratore, ma presidiano piazze e marciapiedi per spacciare ogni tipo di droga. E il ricco Veneto ha il primato: a Padova, la città del «muro antispaccio», nel 2005 il 64,7% degli arresti per droga ha riguardato gli stranieri. A Verona il 53,3%, la stessa percentuale che nello stesso anno è stata registrata negli hinterland di Milano e di Torino. Uno studio del professor Marzio Barbagli del dipartimento di Scienze dell'Educazione dell'Università di Bologna, che ha messo in sequenza i dati sui reati denunciati dal 1988 al 2006, mette a fuoco con una costante la percentuale di stranieri deferiti all'autorità giudiziaria per violazione della legge sugli stupefacenti (produzione, traffico e spaccio). Tra il 2001 e il 2003, gli stranieri hanno battuto il record nei borseggi (83%), nei furti in appartamento (61%) e nei furti d'auto (34%). E poi c'è lo sfruttamento della prostituzione che ha determinato un impressionante aumento delle donne straniere vittime di omicidio: «Anche per reati meno gravi gli stranieri sono soggetti a rischio, più degli italiani». Ma è la droga che alimenta le statistiche criminali: «Nel Nord Est, il fenomeno ha una diffusione enorme e per questo la popolazione è furibonda», conclude Barbagli.
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