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FOIBE: IL GENOCOCIO DELLA VENEZIA GIULIA

A cura del Prof.Marco Pirina, Storico e Ricercatore

Foibe: campi di sterminio, fosse comuni, tombe senza nomi e senza fiori, dove regna il silenzio dei vivi ed il silenzio dei morti. Migliaia di scomparsi dalla Storia attendono GIUSTIZIA e VERITÀ'. Scomparvero dalle loro case, dall'affetto dei loro cari, dalla loro terra che tutti amavano al di là delle ideologie politiche. Oggi dopo oltre 50 anni da quei tragici momenti, la Storia percorre la strada della VERITÀ', per restituire dignità e giustizia agli uomini ed agli eventi.
APPUNTI PER LA STORIA.
Per capire quello che è successo sui nostri confini orientali bisogna, seppure in maniera sintetica, dare un quadro storico alla situazione ante-genocidio. L' Istria, la Dalmazia e la Venezia Giulia, già parte integrante dell' Impero Romano, entrarono a fare parte, alla caduta dello stesso, per centinaia di anni del mondo culturale veneto, all'ombra del Leone di San Marco. La Serenissima, con i suoi commerci, la sua cultura e la sua arte, permeò quelle terre con il suo spirito di convivenza.

Poi, dopo il Trattato di Campoformido del 1797, l'Impero Austriaco, poi Austro-Ungarico, governò queste terre, osservando lo stesso spirito di Venezia, rispetto a convivenza tra etnie e culture diverse. Certo, nell'area l'etnia giuliana era predominante non solo per le profonde radici culturali e storiche, ma anche, specialmente nelle zone costiere, nei numeri.

Venete erano le città di Trieste, Capodistria, Pirano, isola, Pola, Fiume, Spalato, Sebenico, Zara e Ragusa; all'interno dell'Istria e delle coste della Dalmazia predominava invece l'etnia slava; a Nord gli Sloveni (detti Slavi del Nord), mentre nei territori posti tra Pola e Ragusa forte era la presenza dei croati.

Ambedue le etnie slave erano giunte qui al seguito delle invasioni barbariche, ed erano diverse dagli autoctoni popoli istri ed illirici, che avevano una dignità tale da avere dato a all'impero romano un Imperatore. L'Impero Austro-Ungarico si sgretolò a seguito della sconfitta subita al termine della Prima Guerra Mondiale, e al regno sabaudo furono assegnati dal Trattato di pace i territori dell' Istria.

Succesive vicissitudini, a seguito dell'intervento di D'Annunzio a Fiume e del Trattato di Rapallo, portarono al riconoscimento della sovranità sabauda sui territori di Fiume e della Dalmazia.

E' evidente che l'equilibrio della convivenza fu modificato, ma bisogna tenere conto dei tempi, che vedevano tutti gli Stati attraversati da passioni nazionalistiche.

Questa modifica dell'equilibrio non potrà mai giustificare quanto avvenne nel periodo 1943 - 1956. Prima l'8 Settembre del 1943, data in cui si scatenò la violenza etnico-politica nei confronti dei cosiddetti italiani, in Istria e Dalmazia non si erano verificati episodi di squadrismo, alieni alla mentalità istro-dalmata; l'unico argomento che potrebbe essere chiamato in causa a giustificazione è quello della guerra condotta dal Regno d'Italia contro il Regno di Jugoslavia.

Era il 1941. L'entrata delle truppe italiane in Jugoslavia fu definita una invasione.

Esaminando però la situazione, senza giudizi storici, si può senz'altro affermare che l'intervento fu reso necessario dall'improvviso cambio di campo effettuato dalla Jugoslavia, fino ad allora a favore delle potenze dell' Asse, alla vigilia dell'aggressione delle stesse all'Unione Sovietica. Di questi interventi, con giustificazioni di comodo, dal 1945 in poi è ricca la Storia dei Popoli.

Fu una breve guerra, dal punto di vista militare, ma lunga e crudele per una resistenza armata, durata oltre quattro anni, sfaccettata in se stessa in una guerra civile che portò alla fine alla caduta del Regno di Jugoslavia ed alla instaurazione di un regime comunista dittatoriale, di cui il Maresciallo Tito fu l'incarnazione.

Fu una guerra che con il passare del tempo fu portata avanti, specie nel 1944 e 1945, solo dalla Germania che si servi della guerra civile, per utilizzare reparti armati filonazisti Croati (Ustascia), Sloveni (Belagarda), Bosniaci (Div. SS Handshar), Serbi (Cetnici), contro il Fronte di Liberazione Jugoslavo (O.F.), trasformando gli scontri in rappresaglie, incendi di paese, deportazioni in massa.

l processi celebrati nel 1946 e 1947 contro i Generali e funzionari tedeschi, dal Regime Jugoslavo individuarono in essi responsabili delle violenze. Non furono richiesti ulteriori approfondimenti, al di là della propaganda tipica dei regimi didattoriali comunisti. Fu così che quando con la dissoluzione della presenza militare nei territori istro-dalmati a seguito dell'armistizio (comunicato l'8 Settembre 1943 ma in effetti firmato il 3 Settembre, cosa a conoscenza di Tito, alleato in quel momento degli Inglesi) fu offerta la possibilità di attaccare le zone costiere, che erano le più ambite, le truppe partigiane di Tito si riversarono nei piccoli centri, prelevando centinaia di autoctoni (solo alcuni dei quali erano fascisti) che vennero martirizzati con sevizie di ogni genere, stupri di massa su ragazzini e donne incinte (che ebbero il ventre squarciato dai coltelli), linciaggi e lapidazioni, conducendoli dopo averli spogliati, non solo di ogni bene ma anche dei vestiti e delle scarpe, sui bordi delle foibe, profonde cavità naturali, di origine carsica, e infine gettandoli vivi nelle foibe, precipitandoli anche per oltre 100 metri.

Era una morte orribile seguita dal rituale balcanico da un cane nero, che nella convinzione degli assassini, deve perseguitare a anche nell'aldilà i morti. Dopo i primi giorni di confusione le zone furono occupate militarmente dai tedeschi, che le ritenevano di importanza strategica notevole per il controllo delle vie di comunicazione dei rifornimenti delle materie prime. Le zone entrarono a far parte dell'Operation Zone Adriatisches Kustenland (O.Z.A.K.).

L'ordine fu ristabilito, furono recuperati grazie a squadre di Vigili del Fuoco di Pola, comandate dal Maresciallo Harzarich, centinaia di corpi parzialmente riconosciuti.

Anche un Sacerdote, Don Tarticchio, era stato gettato dopo essere stato evirato ed incoronato con il filo spinato nelle orrende voragini... insieme alla povera giovane maestrina Norma Cossetto, violentata da 17 partigiani comunisti titini, a cui furono recisi i seni e sul cui corpo furono lasciati segni bestiali.

La guerra continuò, ad ogni attacco i tedeschi rispondevano con decuplicata violenza. Si arrivò alla fine della guerra.

Nel frattempo i partigiani italiani di alcune formazioni di tendenza comunista, avevano stretto rapporti di collaborazione militare e politica con formazioni slovene (IX Corpus), che progettavano l'annessione non solo del Litorale ma anche the di territori friulani, sino al Tagliavento. Nei loro disegni erano contrastati dai partigiani della Osoppo, formazioni nazionaliste e cattoliche. Il Comando della "Osoppo" fu sterminato, nell'eccidio di Porzùs, dai garibaldini comunisti di "Giacca".

Una programmazione del genocidio era stata avviata: liste di proscrizione contenenti i nomi di coloro che erano contrari all'annessione dei territori italiani erano state accuratamente preparate, con l'aiuto di collaboratori comunisti italiani, tra i primi nomi figuravano esponenti antifascisti facenti parte del CLN, Comitato Liberazione Nazionale, ad esempio Olivi e Sverzutti del CLN di Gorizia, prelevati e fatti scomparire per sempre. Anche Giovanni Padovan "Vanni", Commissario della Divisione Garibaldi Natisone, in un suo intervento nell'emittente televisiva Serenissima TV, ha ammesso la programmazione delle foibe del periodo Maggio 1945.

Così, con le liste dei prelevandi in mano, partigiani comunisti sloveni accompagnati spesso da partigiani comunisti italiani, come da testimonianze raccolte e pubblicate in Adria Storia ed in Adria Storia 3, catturarono migliaia di uomini e donne, militari e civili, e li condussero verso un destino ignoto.

Molti di loro finirono nelle foibe, altri scomparvero nei campi di sterminio jugoslavi, che rimasero aperti sino agli anni cinquanta (es.: Goli Otok). I campi jugoslavi della morte più conosciuti furono quelli di Borovnica, Skofia Loca, ldria, Aidussina, Maribor, Lepoglava, Manicomio di Lubiana.

FOIBE LUOGHI DI MORTE.
Le foibe conosciute (ma tante sono quelle che non individuate contengono corpi di infoibati, non solo italiani ma anche tedeschi, sloveni e croati anticomunisti, ungheresi ecc.) sono le seguenti:

FOIBA DI BASOVIZZA
Monumento Nazionale - Si trova sull'altopiano del Carso Triestino. "... Centinaia di cittadini vennero trasportati nel cosidetto "Pozzo della Miniera", in località prossima Basovizza e fatti precipitare nell'abisso profondo 240 metri..." (Rif: Libera Stampa 1.8.1945 - Il CLN giuliano conferma il massacro di Basovizza)

FOIBA DI MONRUPINO
Monumento Nazionale - Si trova sull'altopiano del Carso Triestino.

FOIBA DI SCADAICINA
Si trova vicino a Fiume.

FOIBA DI PODUBBO
A 190 metri speleo hanno individuato 5 corpi, tra cui quello di una donna completamente nuda, non identificabili per decomposizione.

FOIBA DI SEMICH
"... Il prato conservò per mesi le impronte degli autocarri arrivati qua, grevi del loro carico umano, imbarcato senza ritorno..." (Testimonianza Mons. Parentin - da Voce Giuliana)

FOIBE DI OPICINA, CORGNALE E CAMPAGNA
"... vennero infoibate circa 200 persone e tra queste figurano una donna ed un bambino, rei di essere moglie e figlio di un carabiniere..." (Rif: G. Holzer 1946)

FOIBE DI SESANA E ORLE
Nel 1946 sono stati recuperati corpi infoibati.

FOIBA DI CASSEROV A
Sulla strada di Fiume - Sono stati precipitati tedeschi, italiani e sloveni. L'imboccatura è stata fatta saltare.

FOIBA DI SEMEZ
Il 7 Maggio 1944 vengono individuati resti di tra 80 e 100 corpi. Verrà usata anche nel 1945.

FOIBA DI GROPADA
"... Il 12 Maggio 1945 furono fatte precipitare, previa svestizione e colpo di rivoltella alla nuca: Dora Ciok, Rodolfo Zuliani, Alberto Marega, Angelo Bisazzi, Luigi Zerial e Domenico Mari..."

FOIBA DI VILLA ORIZI
Gli abitanti del circondario videro passare e non più tornare oltre 100 prigionieri che recitavano il Padre Nostro.

FOIBA DI CERNOVIZZA
L'imboccatura è stata fatta saltare nell'autunno del 1945.

FOIBA DI OBROVO

FO1BA DI RASPO

FOIBA DI BRESTOVIZZA

FOIBA DI ZA VNI (TARNOV A)
Luogo di martirio dei Carabinieri di Gorizia e di centinaia di sloveni.

FOIBA DI GARGARO
Vi furono gettate circa 80 persone.

FOIBA DEL CAPODISTRIANO
"... Nel capodistriano vi sono cento sedici cavità, delle 81 cavità con entrata verticale abbiamo verificato che diciannove contenevano resi umani. Da lO cavità sono stati tratti 55 corpi umani che sono stati inviati all'Istituto di Medicina legale di Lubiana (Dichiarazioni di Leander Cunja - Capodistria)

FOIBA DI VINES
Recuperati 51' salme riconosciute,

CAVITA' DI GALLIGNANA
Recuperate 24 salme di cui 6 riconosciute.

FOIBA TERLI
Recuperate 24 saline riconosciute.

FOIBA DI TREGBELIZZA
Recuperate 2 salme riconosciute.

FOIBA DI PUCICCBI
Recuperate Il salme di cui 4 riconosciute.

FOIBA DI SURANI
Recuperate Il salme di cui 4 riconosciute.

FOIBA DI CREGLI
Recuperate 8 salme.

FOIBA DI CERNIZZA
Recuperate 2 salme.

FOIBA DI VESCOVADO
Recuperate 6 salme.

FOSSE COMUNI DI KOCEVIE
Sono state sepolte nelle fosse comuni, secondo rapporti internazionali del dopoguerra, migliaia di prigionieri, la maggior parte croati e sloveni, combattenti con i tedeschi e le loro famiglie. Gli stessi rapporti parlano di decine di vagoni pieni di vestiti ed oggetti degli uccisi, spediti nell'interno della Jugoslavia

FOIBA DI ODOLINA

FOIBA DI CASTELNUOVO D'ISTRIA

CAVA DI BAUXITE DI LINDARO

CAUSA DELLA MORTE NELLE FOIBE.
(Studio medico - legale eseguito su 121 infoibati, recuperati nel dopoguerra, da R. Nicolini e U. Villasanta, sotto l'egida dell'Istituto di Medicina Legale e delle Assicurazioni dell'Università di Pisa). "... La causa mortis può essere stata: 1. I proiettili di arma da fuoco, di solito sparati al cranio 2. Precipitazione dall'alto con effetti che ne derivano: fratture multiple, commozione, shock traumatico grave, embolia. 3. Trauma da corpo contundente (bastone, calcio di fucile, bottiglie, ecc.) 4. L'effetto, cioè la morte, non deve essere stato necessariamente immediato: è ammissibile anche che, nonostante ferite e traumi, la morte sia avvenuta a distanza di tempo o per sete o per fame.

Marco Pirina

Direttore del Centro Studi e Ricerche Storiche"Silentes Loquimur"