I falò nella tradizione Romagnola fino al giorno d'oggi
Durante la notte del 18 marzo la Romagna è costellata da più o meno grandi eventi legati all'accensione dei falò: a Pinarella di Cervia si terrà la Fiera di San Giuseppe con l'omonima Focarina: a Cesenatico, Longiano (suggestiva cittadina Medievale) e Montiano avrà luogo la Focarina di San Giuseppe, mentre a Coriano si accenderà la Focheraccia di San Giuseppe. A Torriana si terrà la Festa del fuoco e del vino, si accenderanno fuochi anche a Cusercoli, nel primo appennino Forlivese, ma soprattutto a Rocca San Casciano con la grande Festa Dei Falò.
I RITI NELLE CAMPAGNE
"I Fugh" o "al fugarèni", sono riti silvestri pagani giunti fino a noi. Nel territorio Romagnolo, come in molte altre località padano - alpine, queste tradizioni risalgono ai riti Celtici e sono senza dubbio più radicate e sentite nelle vallate. Esse avevano il significato di celebrare l'arrivo della primavera e l'invocazione di una buona annata per la raccolta nei campi. Su queste motivazioni è stata innestata successivamente la ricorrenza religiosa di San Giuseppe (19 Marzo). In Romagna questa usanza ha resistito fortemente fino agli anni Trenta. Nelle campagne i contadini erano desiderosi di bruciare le potature poiché, metaforicamente, con esse si ‘bruciava' l'inverno, insieme ai tanti guai che spesso l'avevano accompagnato. Talvolta sulla "focaraccia" era montato, su di una pertica, un fantoccio nero, spesso una strega, che impersonificava appunto l'inverno che i festanti esorcizzavano bruciandolo insieme alla legna. Il valore apotropaico del bruciare la legna serviva sia per allontanare ed esorcizzare l'inverno, anche visto come il maligno, sia per annunciare la primavera.
Si tratta, ad esempio, della Segavècia di Forlimpopoli, di Cotignola o di Misano Adriatico (queste feste si tengono tradizionalmente negli ultimi giorni di Marzo e nei primi di Aprile), che Federico Fellini ha mostrato in apertura del suo Amarcord. Marino Moretti, crepuscolare Cesenaticense, spiega ne i puri di cuore il significato di Sergavecchia: "Allora la vecchia che portavano in piazza, a Forlimpopoli, la riempivano di frutta anziché di stoppa o di paglia o di crine: due burloni, armati di una gran sega, tagliavano il collo alla vecchia e la frutta che ruzzolava per terra era di chi la voleva."
La simbologia, travisata poiché travasata in riti cristiani, è giunta fino ai giorni nostri senza quasi più l'originale significato. Intorno al falò si ballava e si giocava per evocare San Giuseppe che, nel corso dei secoli, s'era andato a sostituire al dio Pagano. Analogamente ad oggi si approfittava del momento di aggregazione paesana per festeggiare la comunità e per la socializzazione tra i suoi membri. Il 18 marzo le donne organizzavano la veglia, imbandivano la tavola con piadine, salsicce e uova sode e mandavano le fanciulle a raccogliere le viole nei prati, perché si credeva che strofinandosi gli occhio con i petali di questo fiore, scaldati dal fuoco dell'imèrz ("marzo", denominazione del Savignanese), si sarebbe diventate più belle.
ROCCA SAN CASCIANO
Veniamo ora all'evento più spettacolare che si tiene a Rocca San Casciano. Anticamente veniva acceso un falò nei cortili di ogni contrada: attorno ad esso si mangiava, si bevevo e si danzava. Ai giorni nostri, invece, i falò sono soltanto tre ; essi stanno a rappresentare i Rioni Cittadini di Borgo, Buginello e Mercato. Sabato 18 , Marzo lungo le vie del paese, si tiene un grande mercato. In serata si entra nel cuore della manifestazione: nella piazza centrale si tengono spettacoli organizzati dai Rioni. A serata inoltrata, verso le ore 22, 00 si va tutti sul fiume, dove vengono accesi i tre falò uno di fronte all'altro a monte del paese; il falò del Rione Buginello invece è più a valle. L'atmosfera è senza dubbio molto suggestiva, complici l'oscurità, le acque del Montone, le vigorose fiamme che si protendono verso l'alto, i riflessi delle luci sull'acqua.
L'accensione dei falò è accompagnata dallo sparo dei mortaretti. La serata prevede anche uno spettacolo pirotecnico e una sfilata allegorica, sempre organizzata a cura dei Rioni. La giornata successiva la festa prosegue con il mercato e gli altri spettacoli e sfilate organizzate dai Rioni e dalla locale Pro Loco.
UN'USANZA CURIOSA
Vogliamo concludere con un'usanza curiosa che era costume nei giorni di Marzo, perché sempre legata all'importanza della luce: fino a tutto l'Ottocento i Romagnoli esibivano al Dio Sole il deretano.
Questo non avveniva in segno di spregio, bensì per garantirsi per garantirsi la duplice protezione del resto della loro pelle dalle scottature che li potevano facilmente colpire durante le lunghe giornate di lavoro nei campi, ma anche, e soprattutto, dei raccolti. Allo spuntar del sole si scoprivano quindi il sedere (c'era chi saliva fin sul tetto di casa per farlo) e, mostrandolo al sole nascente, recitavano: "Merz, cùsam quest e nò mi cusar gnint'ètar" (Marzo, cuocimi questo e non cuocermi altro).
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