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La Croce Celtica

Croce CelticaNon è difficile tracciare una storia completa della Croce Celtica: essa nasce in ambiente precristiano presso i popoli celtici d’Europa, ed è, in questo periodo, un simbolo enigmatico e misterioso. Simbolo religioso più che di appartenenza, la Croce Celtica richiamava in questi tempi una idea virile di teologia; il sole, il succedersi delle quattro stagioni, la fecondità e quanto in natura vi ha di più regolare, armonico, ordinato. E’ probabile che, nella mentalità fortemente ancorata alla sopravvivenza dei primi Europei, un simbolo come la Croce Celtica dovesse addirittura avere una funzione “apotropaica”, ovvero scaramantica, protettiva, dal momento che richiamava l’incedere secondo ordine naturale della vita, e il suo scorrere secondo ritmi benigni e rassicuranti in una società in cui il disordine, l’imprevedibile scatenarsi di eventi naturali o il precipitare di equilibri civili erano davvero in grado di annientare le comunità umane. Simbolo di unità quindi, di ordine e, in ultima analisi, simbolo amorevole di legge.
Nessuna sorpresa se all’alba del Cristianesimo quelle stesse genti europee, infervorate dall’evangelo cristiano e svegliate dal torpore che aveva segnato la fase postclassica dell’impero romano, vollero leggere nella somiglianza tra la Croce Celtica e il simbolo del Calvario arrivato dalla Palestina un segno sovrannaturale e incoraggiante. Sarà nel nome della Croce Celtica, (adesso allungata nel suo braccio inferiore, ma costruita sempre di foggia simile al modello di sempre) che i popoli europei del centro e in parte del nord Europa ricostruiranno la società medievale sulle macerie ereditate dall’era classica; sarà nel nome di questo simbolo che le comunità indurite dalla crisi dell’Impero Romano, dalla pressione fiscale, dall’anarchia e dalla barbarie degli invasori, impareranno nuovamente il gusto di difendere, lottare, tramandare.
La Croce Celtica riprenderà a campeggiare già dal V secolo intorno ai monasteri, alle più sacre tombe, ai sepolcri di un santo o di un eroe, insegnando e ammonendo ogni uomo a difendere quell’ordine naturale che permette all’uomo di vivere libero.
Col tempo fioriranno le leggende, strumento tipico con cui i popoli antichi solevano sintetizzare secoli di conoscenza, che riconosceranno alla Croce Celtica una funzione premonitoria (il famoso monogramma di “Christos”, apparso in sogno all’imperatore Costantino, prima della battaglia di ponte Milvio), una funzione di protezione e di sigillo (la “Crux invicta” che marcava chiese e luoghi sacri), una funzione consacratoria (come quella creata da S. Patrizio per fondare il cristianesimo irlandese).

Con la legge della Repubblica Italiana del 25/6/1993, n. 205 (conosciuta come “legge Mancino”) il nostro stato mette definitivamente “fuori legge” questo simbolo. Si tratta di un provvedimento emotivo e ingiusto, poiché si basa sulla constatazione, figlia di pregiudizi ideologici, che esso identifica attività politiche xenofobe e antidemocratiche. In realtà i veri autori di questo pasticcio legislativo non sono tanto i parlamentari, quanto coloro che hanno plasmato la cultura di massa negli ultimi decenni, riuscendo a dare cittadinanza all’idea che chiunque difende la famiglia, la tradizione civile e la pace sociale è da considerarsi un pericoloso reazionario.
Chi sventola una Croce Celtica non è un nemico della democrazia, ma né è il paladino più sincero: se non ci fosse stata la cristianità niente di quanto consideriamo “filantropico” esisterebbe. Non i diritti umani, non il giusto processo, non la cultura del dissenso politico.
Senza quello che ha rappresentato nei secoli la Croce Celtica la democrazia e la convivenza nei paesi occidentali non sarebbero che una lagnosa carta costituzionale, né amata né rispettata; il rispetto per i diritti del popolo, senza questa tradizione, non sarebbero che una ipocrita declamazione d’intenti, come accadeva nell’impero Sovietico e come accade ancora oggi in Cina.