Sul confine tra Boii e Senoni
Anno 400 AC, un gruppo di mercanti Etruschi dopo aver attraversato il territorio degli Umbri, non senza qualche difficoltà sta scendendo verso la pianura in direzione nord est verso Spina. La primavera inoltrata regala una giornata limpidissima; la linea del mare è appena percettibile, la zona pianeggiante è un continuo alternarsi di terre emerse e zone paludose, foreste allagate di roveri , farnie, olmi , una varietà incredibile di mammiferi e di uccelli. Ma quando molti anni prima le guide dei Boii vennero in avanscoperta in queste terre cosa raccontarono al loro ritorno al di la delle tesi mitiche? Nelle terre emerse e nelle prime colline vi era sicuramente un clima mite rispetto alle zone d'origine dei Boii. Vi erano foreste millenarie, una gran ricchezza d'acqua. Quando i Galli presero possesso di queste terre tra l'appennino ,il mare e il po che senso aveva un confine tribale tra genti che potevano parlare una variante di una lingua dello stesso ceppo, ma appartenevano alla stessa cultura. Il problema del confine tra Boii e Senoni forse è stato più problema per i posteri che per gli stessi Galli. Sappiamo quello che hanno raccontato gli storici Greci e Latini, o quello che hanno raccontato i geografi –viaggiatori. Le tradizioni orali cisalpine forse in parte sono andate perdute. Secondo A. Calvetti tra l'esino e l'utis (montone) terre dei Senoni, era l'utis che marcava il confine di influenza sugli scali adriatici, mentre il confine terrestre dei Senoni sembra? Fosse il Savio.
Secondo A. Veggiani il Rubicone che ha mutato leggermente il suo alveo nei secoli è sempre stato un confine: in epoca recente ha diviso le diocesi di Cesena e Rimini, come in epoca romana divideva i municipi delle stesse città. In epoca celtica era il confine tra Senoni e Boii. Come per attestazione di Strabone il confine della celtica prima sull'esino fu portato al Rubicone quando i Senoni persero le loro terre. Le poche notizie ci fanno supporre che così come i Lingoni tribù minore aggregata ai Boii potrebbero aver fatto da cuscinetto tra Boii e Senoni; ma gli storici considerarono i Lingoni un popolo nelle terre d'origine, ma poco più che una sotto tribù dei Boii nella nuova patria, così è possibile che il confine mutò in funzione delle vicende belliche. Quindi l'influenza dei Boii arrivava al Rubicone, che divenne il confine della Gallia Cisalpina poi ottava regio. Nell'ager gallicus i Senoni rimasero come popolo vinto, sembra plausibile che dopo la sconfitta dei Senoni il confine tra i due popoli fosse sul Rubicone. I Senoni sono stati il primo popolo della Cispadana ad essere romanizzato. Ma come vedremo non tutti la pensano così.
Paolo Bonoli storico forlivese del 1600 trattando della storia di Forlì così scrive: Debellati da Romani, per mezzo di L. Emilio, ed Attilio consoli l'anno di Roma 528 (223 AC), i Galli Boii, che possedevano queste parti, l'anno seguente fu ridotta la Romagna, allora Gallia, in provincia per opera massime di T. Manilio, e Q. Fulvio consoli. Hi, simul ac provinciam ingressi fuere, Bojos in ditionem populi romani venire compulerunt. Polib. Lib 2. Hist; Quindi Polibio da per scontato che la Romagna occidentale che allora lui non conosceva con questo nome, ma sapeva abitata da quei popoli era terra dei Boii.
Le interpretazioni delle fonti storiche lasciano spazio a molte tesi, ma appunto le interpretazioni non i dati oggettivi. Per Calvetti l'interpretazione di Tito Livio nel 5° sta nel definire la parola Utente usata da Livio col fiume Montone. Furono storici del secondo millennio come il Chiaramonti e Leandro che chiamavano Vitis non il Ronco ma il Montone. Per Veggiani forse si da credito a Francesco Guicciardini nella sua ist. d'Italia lib. X e a Porcacchi nelle sue annotazioni, dove dice; che alcuni tengono chiamarsi Ronco, perché sia il Rubicone; ma che molti ciò negano. Ma lasciamo la parola a Paolo Bonoli nella sua storia di Forlì scritta nel 1661. " L'altro fiume cioè il Ronco anticamente Vitis, Vitius, ed Utens scorre da due miglia lontano dalla città dalla banda d'oriente. Fù molto celebre appo gli antichi, ricordato da Plinio e da altri, essendo stato il termine tra Galli Buoj e Senoni; onde Livio nel 5., descrivendo i confini dei Senoni, usa queste parole: Tum Senones, recentissimi advenarum, ab Utente flumine usque ad Aesim fines habuere. Che Utente sia lo stesso che Viti, l'afferma il Sigonio; mentre accenna gli stessi termini de Galli posti da Livio: Verum, qui hanc regionem insiderunt, Boj ac Senones fuerunt: Boj quidam a Tanaro amne usque ad Vitim, Senones autem a Viti usque ad Aesim. Talchè il territorio di Forlì di Buoj, e Senoni partecipava; e, dove è la città, era il termine, anzi il principio de Buoj dalla banda d'oriente; il che attesta il Cluverio, ed altri. Quindi un moderno ingegno così prese a cantare di Forlì: Del nobil Ronco in su le verdi sponde Città lieta e superba al ciel torreggia, che cinta il crin di gloriosa fronde Fù de Galli feroci antica reggia. Conforme il sentimento di questo tale, Forlì, anche ne secoli molto avanti il Redentore, anzi avanti il Salinature, esser doveva di non ordinaria considerazione; a cui si aggiunge l'autorità di molti, e tra questi il Cluverio, Ang. Port., l'Ortelio, ed ultimamente Gio: Francesco Negri bolognese nelle sue Istorie universali in sentenza di vari scrittori, ed altri, che, ricordandolo nella Gallia, e Bujj antichi, anzi facendolo originato dagli antichi Etruschi ( che ben sappiamo queste parti essere state abitate da loro, ed essere state riposte nella Toscana), darebbero argomento di maggiore antichità; ma noi, per camminare più cauti, seguitata abbiamo la trita e più sicura opinione. Or questo Viti vogliono il Biondo, il Rossi, il Guicciardini &c, essere il Ronco; benché il Chiaramonti, e Leandro chiamino col nome di Vitis non il Ronco ma il Montone. Vaglia il vero: viene per anche chiamato il Ronco col nome di Utidente, parola corrotta dalla voce Utente, dagli abitanti delle montagne, per dove scorre avanti giunga nel piano; avendo il suo principio dall'appennino, per fianco al Tevere contrario." Forse qui il Bonoli si confonde con il fiume Savio le cui sorgenti sono contrarie a quelle del Tevere che scendono oltre il crinale Appenninico in direzione sud. Il Bonoli riferito ai fiumi così termina: " Anzi dagli abitanti di Meldola con lo stesso nome di Viti sino ad ora s'appella; passando vicino a Santa Sofia, Galeata, Civitella, e Meldola, terre popolate. Ebbe ancora nome di Bidente," Qui il Bonoli in una nota scrive sul Bidente: E per verità; dalla sua triplice sorgente sull'Appennino passando per Santa Sofia e Galeata e Civitella, conserva sempre il suo antico nome di Bidente, il quale solamente a Meldola gli viene cambiato in Viti. "Bedese, d'Acquedotto, e poi di Ronco, da una villa così nomata, che su le sue sponde confina, nel distretto di Forlì."Chi recentemente ha scritto sui Celti in italia, non si avventura più di tanto su questa questione che può sembrare di importanza minore rispetto ad altre. Kruta e Manfredi definiscono il confine tra Boii e Senoni una linea incerta a ovest di Rimini, dando credito alla tesi di Veggiani che forse fu il Rubicone, essendo stato il confine della Gallia Cisalpina. L'origine linguistico della città di Cesena è da alcuni studiosi riferito al periodo Gallico, vedendo nel termine Ce Sena e per sena un riferimento al popolo dei Senoni, come Sena Gallica era per Senigallia. Se così fosse il famoso confine poteva essere il Savio che passava a ovest dell'antica Cesena, ma più probabilmente era il Viti, Vitis, Utens, Ronco, in quanto la spedizione di Brenno verso Roma del 390 AC. passò per logica nella valle del Savio, attraversò il passo dei mandrioli, in direzione Chiusi Arezzo Roma. Quindi la logica conclusione è che Brenno non attraversò il territorio dei Boii nella sua marcia verso Roma, ciò avrebbe creato problemi con il popolo vicino, e non ultimo un allungamento del percorso verso sud.
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